Più ci penso e più mi rendo conto che la vera voce dell’amore è una voce molto tenue e gentile, che parla nei recessi più nascosti del mio essere. Non è una voce assordante che mi soggioga ed esige attenzione. E’ la voce di un padre quasi cieco, che molto ha pianto e molte morti ha sofferto. E’ una voce che può essere sentita solo da coloro che si lasciano toccare.
Ma esistono molte altre voci, voci forti, piene di promesse e seduzioni. Queste voci dicono “Esci e dimostra di valere qualcosa”. Dopo che Gesù ebbe uditola voce che lo chiamava “Figlio prediletto”, fu subito condotto nel deserto per sentire quelle altre voci. Esse gli dicevano di dimostrare che egli era degno d’amore per il suo successo, la sua popolarità, e la sua potenza. Quelle stesse voci non sono ignote neppure a me. Sono sempre lì e, sempre, raggiungono quei luoghi interiori dove mi interrogo sulla mia bontà e dubito del mio valore. Insinuano che non sarò amato se non l’avrò meritato con determinati sforzi e con un duro lavoro.
Vogliono che dimostri a me stesso e agli altri che sono degno di essere amato e continuano a spingermi a fare tutto ciò che è possibile per essere accettato. Negano ad alta voce che l’amore è un dono totalmente gratuito. Me ne vado da casa ogni volta che perdo la fede nella voce che mi chi chiama “figlio prediletto” e seguo le voci che offrono i modi più disparati per ottenere l’amore che tanto desidero.
Pressoché da quando ho avuto le orecchie per sentire, ho udito quelle voci, e da allora esse sono state sempre con me. Mi sono giunte attraverso i miei genitori, amici, insegnanti, e colleghi, ma soprattutto attraverso i mass media che mi circondano. E dicono: “Facci vedere che sei un bravo ragazzo. Faresti meglio a essere migliore del tuo amico! Come sono i tuoi voti? Vedi di farcela a scuola! Spero davvero che tu te la cavi da solo! Come sono i tuoi rapporti con gli altri? Sei sicuro di voler essere amico di quelle persone? Questi trofei dimostrano certamente il bravo giocatore che eri! Non palesare la tua debolezza, sarai sfruttato! Hai preso tutti gli accorgimenti per la tua vecchiaia? Quando cessi di essere produttivo, la gente perde interesse nei tuoi confronti! Quando sei morto, sei morto!”
Finché rimango in contatto con la voce che mi chiama “figlio prediletto” queste domande e questi consigli sono del tutto innocui. Genitori, amici e insegnanti, persino coloro che mi parlano attraverso i media, sono generalmente molto sinceri nella loro sollecitudine. I loro consigli e ammonimenti sono bene intenzionati. Possono essere infatti espressioni umane limitate di un amore divino illimitato. Ma quando dimentico la voce del primo amore incondizionato, allora questi suggerimenti innocenti possono facilmente cominciare a dominare la mia vita e trascinarmi nel “paese lontano”. Non mi è difficile capire quando ciò sta succedendo. Rabbia, risentimento, gelosia, desiderio di vendetta, sensualità, avidità, antagonismi e rivalità sono i segni evidenti che me ne sono andato da casa.
Ricadendo di continuo in una vecchia trappola, prima ancora di essere pienamente consapevole mi ritrovo a chiedermi perché qualcuno mi ha fatto del male, mi ha rifiutato o non si è preoccupato della mia persona. Senza rendermene conto, mi scopro a rimuginare sul successo di qualcun altro, sulla mia solitudine e sul modo in cui il mondo mi sfrutta. Nonostante le mie intenzioni, spesso mi ritrovo a sognare a occhi aperti come diventare ricco, potente e famoso. Tutti questi giochi mentali mi rivelano la fragilità della mia fede nel fatto di essere il prediletto in cui Dio si è compiaciuto.
Ho così paura di non piacere, si essere biasimato, messo da parte, trascurato, ignorato, perseguitato e ucciso che mi trovo a sviluppare continue strategie per difendermi e assicurarmi perciò l’amore di cui penso aver bisogno e meritare.
E così facendo mi allontano dalla casa di mio padre e scelgo di dimorare in un “paese lontano”.
Finché continuo a girarmi intorno chiedendo “Mi ami? Veramente mi ami?” rafforzo le voci del mondo e ne divento schiavo perché il mondo è pieno di “se”.
Il mondo dice “Sì, ti amo se sei bello, intelligente e ricco. Ti amo se sei istruito, hai un buon lavoro e le giuste conoscenze. Ti amo se produci molto, vendi molto e compri molto”.
L’amore del mondo è e sarà sempre soggetto a condizioni.
Sono il figlio prodigo ogni volta che cerco l’amore incondizionato dove non può essere trovato.
Perché continuo a ignorare il luogo del vero amore e persisto nel cercarlo altrove?
Ma esistono molte altre voci, voci forti, piene di promesse e seduzioni. Queste voci dicono “Esci e dimostra di valere qualcosa”. Dopo che Gesù ebbe uditola voce che lo chiamava “Figlio prediletto”, fu subito condotto nel deserto per sentire quelle altre voci. Esse gli dicevano di dimostrare che egli era degno d’amore per il suo successo, la sua popolarità, e la sua potenza. Quelle stesse voci non sono ignote neppure a me. Sono sempre lì e, sempre, raggiungono quei luoghi interiori dove mi interrogo sulla mia bontà e dubito del mio valore. Insinuano che non sarò amato se non l’avrò meritato con determinati sforzi e con un duro lavoro.
Vogliono che dimostri a me stesso e agli altri che sono degno di essere amato e continuano a spingermi a fare tutto ciò che è possibile per essere accettato. Negano ad alta voce che l’amore è un dono totalmente gratuito. Me ne vado da casa ogni volta che perdo la fede nella voce che mi chi chiama “figlio prediletto” e seguo le voci che offrono i modi più disparati per ottenere l’amore che tanto desidero.
Pressoché da quando ho avuto le orecchie per sentire, ho udito quelle voci, e da allora esse sono state sempre con me. Mi sono giunte attraverso i miei genitori, amici, insegnanti, e colleghi, ma soprattutto attraverso i mass media che mi circondano. E dicono: “Facci vedere che sei un bravo ragazzo. Faresti meglio a essere migliore del tuo amico! Come sono i tuoi voti? Vedi di farcela a scuola! Spero davvero che tu te la cavi da solo! Come sono i tuoi rapporti con gli altri? Sei sicuro di voler essere amico di quelle persone? Questi trofei dimostrano certamente il bravo giocatore che eri! Non palesare la tua debolezza, sarai sfruttato! Hai preso tutti gli accorgimenti per la tua vecchiaia? Quando cessi di essere produttivo, la gente perde interesse nei tuoi confronti! Quando sei morto, sei morto!”
Finché rimango in contatto con la voce che mi chiama “figlio prediletto” queste domande e questi consigli sono del tutto innocui. Genitori, amici e insegnanti, persino coloro che mi parlano attraverso i media, sono generalmente molto sinceri nella loro sollecitudine. I loro consigli e ammonimenti sono bene intenzionati. Possono essere infatti espressioni umane limitate di un amore divino illimitato. Ma quando dimentico la voce del primo amore incondizionato, allora questi suggerimenti innocenti possono facilmente cominciare a dominare la mia vita e trascinarmi nel “paese lontano”. Non mi è difficile capire quando ciò sta succedendo. Rabbia, risentimento, gelosia, desiderio di vendetta, sensualità, avidità, antagonismi e rivalità sono i segni evidenti che me ne sono andato da casa.
Ricadendo di continuo in una vecchia trappola, prima ancora di essere pienamente consapevole mi ritrovo a chiedermi perché qualcuno mi ha fatto del male, mi ha rifiutato o non si è preoccupato della mia persona. Senza rendermene conto, mi scopro a rimuginare sul successo di qualcun altro, sulla mia solitudine e sul modo in cui il mondo mi sfrutta. Nonostante le mie intenzioni, spesso mi ritrovo a sognare a occhi aperti come diventare ricco, potente e famoso. Tutti questi giochi mentali mi rivelano la fragilità della mia fede nel fatto di essere il prediletto in cui Dio si è compiaciuto.
Ho così paura di non piacere, si essere biasimato, messo da parte, trascurato, ignorato, perseguitato e ucciso che mi trovo a sviluppare continue strategie per difendermi e assicurarmi perciò l’amore di cui penso aver bisogno e meritare.
E così facendo mi allontano dalla casa di mio padre e scelgo di dimorare in un “paese lontano”.
Finché continuo a girarmi intorno chiedendo “Mi ami? Veramente mi ami?” rafforzo le voci del mondo e ne divento schiavo perché il mondo è pieno di “se”.
Il mondo dice “Sì, ti amo se sei bello, intelligente e ricco. Ti amo se sei istruito, hai un buon lavoro e le giuste conoscenze. Ti amo se produci molto, vendi molto e compri molto”.
L’amore del mondo è e sarà sempre soggetto a condizioni.
Sono il figlio prodigo ogni volta che cerco l’amore incondizionato dove non può essere trovato.
Perché continuo a ignorare il luogo del vero amore e persisto nel cercarlo altrove?
[Henri J.M. Nouwen, L’abbraccio benedicente. Queriniana, 1999]