Così il quotidiano "Il Messaggero Veneto" titolò nel 1987, in tempi quindi non sospetti (la Lega non era ancora nata, ad esempio), un bell'articolo sulla partecipazione al Palio Teatrale Studentesco di Udine di una quinta liceo scientifico di provincia che aveva scelto un testo teatrale in friulano (Feragostans di Vittorio Valentinis). Il comitato organizzatore aveva dovuto prendere una decisione storica, anzi due. Consentire a un istituto superiore di provincia di partecipare a una manifestazione da sempre riservata alle scuole udinesi e, soprattutto, permettere a un gruppo di portare un testo in lingua friulana. L'obiezione che i promotori fecero in prima istanza fu che forse non tutto il pubblico (composto da scolaresche e parenti dei partecipanti, come detto provenienti solo da scuole del capoluogo) avrebbe capito. Ma alla fine prevalse la curiosità dell'esperimento e i ragazzi del Liceo Magrini di Gemona del Friuli - aiutati dal regista Claudio De Maglio - prepararono in tempi brevi e con grande impegno la loro partecipazione. Fu un successo dalle dimensioni insperate. I critici dello stesso quotidiano - molto severi nei voti in recitazione - accordarono la sufficienza piena. La serata successiva (il Palio prevedeva infatti che ogni gruppo presentasse per due sere di seguito il proprio pezzo) il teatro straripava di gente entusiasta.
A ventidue anni di distanza il ricordo non è sbiadito.
Venne il giorno del friulano anche per le recenti polemiche innescate da alcune proposte della Lega Nord che vorrebbe una promozione per legge - pari a quella che tutela le minoranze linguistiche storiche presenti sul territorio italiano, tra cui appunto il friulano - dei dialetti.
Non entro nel merito della proposta che non conosco nei dettagli, ma mi ha sommamente irritata l'articolo apparso sul Corriere online del 4 settembre a firma Calligaro-Oriani relativamente ai presunti sprechi che - nascosti dietro la legge 482/99 - si starebbero compiendo nella nostra Regione a spese del popolo italiano.
Un articolo fazioso e pieno di inesattezze, la stessa faziosità e le stesse inesattezze andate in onda su Rai 3 a Linea notte giovedì 3 settembre.
A differenza della maggior parte dei dialetti italiani, il friulano - attestato fin dal XIII secolo, ne parla Dante Alighieri nel De vulgari eloquentia (benché non certo in toni entusiastici) - può davvero essere considerato lingua minoritaria con una propria dignità storica. Ben prima della legge di tutela infatti esistevano una grafia codificata (anche se non ufficiale, ma con buona pace di Lamuela, che non ha inventato nulla, ha solo messo d'accordo gli studiosi su una normalizzazione di cui si sentiva l'esigenza) e una grammatica, una produzione letteraria e teatrale che affonda le radici nel XV secolo, e via via che il tempo passava le emittenti radiofoniche, la stampa periodica culturale e di divulgazione, le trasmissioni televisive, la musica fatta dai giovani per i giovani. La Chiesa si è mossa in parallelo traducendo Bibbia e Messale, tenendo periodiche liturgie in lingua friulana, favorendone a ogni livello la diffusione. Quello che l'articolo eccepisce, in realtà e a saper leggere tra gli strafalcioni, è l'uso dei finanziamenti che la legge di tutela ha previsto. Purtroppo i Friulani, da sempre ultimi, in questo caso hanno deciso, con coraggiosa coscienza storica e senza coloriture politiche particolari, di accedere a quei finanziamenti. Probabilmente, secondo gli articolisti, la legge di tutela avrebbe dovuto fermarsi solo alle buone intenzioni. Noi Friulani abbiamo avuto l'ardire di pensare che con le buone intenzioni non si vada lontano. La diffusione massiccia (e corretta naturalmente sul territorio del nostro Paese) dell'italiano attraverso l'istruzione e i media ha indebolito soprattutto tra i giovani l'uso della madrelingua. Per porre rimedio alla perdita di un'identità soprattutto culturale si è dunque provveduto a istituire corsi facoltativi nelle scuole primarie e corsi di perfezionamento per abituare gli adulti a saper leggere e scrivere nella propria lingua. I progetti di traduzione di classici letterari, quelli di sottotitolazione dei colossal cinematografici e i recenti programmi per sms in friulano, unitamente ai dizionari anche su supporti elettronici hanno generato un fastidio diffuso fuori dai confini geo-linguistici dell'area friulana. Molte persone, dicono Calligaro e Oriani, si sono inventate un mestiere sulla legge 482. Non nego che qualche perplessità sulla necessità che gli atti amministrativi possano dover essere tradotti in friulano l'ho avuta anch'io. Questo prevede la legge, tuttavia. In Alto Adige nessuno si sognerebbe di protestare.
Il preside di un noto istituto tecnico udinese - dove in via sperimentale a quanto ho capito si tengono alcune ore di officina in friulano (la motivazione è talmente ridicola da suonare priva di intelligenza: secondo chi parla servirebbe ad eliminare i dialettismi dall'italiano. La logica è di ferrea consequenzialità, come si può notare) - questo preside, dicevo, riterrebbe il friulano lingua degli affetti. Immagino i nostri poveri linguisti, da Graziadio Isaia Ascoli a Giuseppe Marchetti, per tacere di tanti e tanti che hanno speso l'esistenza a studiare e a valorizzare la lingua friulana.
C'è poi un'affermazione tanto falsa quanto pericolosa a proposito dei posti a rischio "marilenghe" (ovvero, a rischio di essere dati solo a chi conosca in modo certificato il friulano): questo secondo l'articolo spiegherebbe l'affollamento dei corsi da parte di persone provenienti da tutta Italia, timorose che domani la non conoscenza del friulano divenga un fattore discriminante.
La sindrome da Süd-Tirol colpisce ancora (gli articolisti): nessun posto pubblico, in Friuli, richiede la conoscenza del friulano a parte quelli legati agli sportelli linguistici (e mi sembra il minimo...).
Chi ha paura del friulano? Chi usa per scopi politici i nostri obiettivi?
Perché ci si accorge che esiste una lingua tutelata per legge a dieci anni dalla promulgazione di quella legge?
Sapevo, all'indomani della proposta leghista di estendere la tutela delle lingue minoritarie a tutti i dialetti italiani, che qualcuno avrebbe puntato gli occhi a Nord-Est. E così è stato.
E' venuto il giorno del friulano.