Sarà che in televisione e sui giornali, pur con la voglia di dimenticare presto, non si parla d'altro. Ma notavo questa mattina che con rapidissima mossa le edicole hanno prontamente sostituito le notizie calcistiche con le "preview" sulle sagre locali prossime e quotate: il prosciutto a San Daniele e il santo Patrono (San Pietro) a Tarcento. La disfatta calcistica dei campioni del mondo non interessa le nostre latitudini, le ha forse interessate poco anche prima, adesso il capitolo è chiuso e si può archiviare.
Mi si dirà che è ovvio, con la Lega al governo (della Provincia) e nella maggioranza (della Regione), cos'altro aspettarsi?
Solita confusione tutta italiana.
Il Friuli è un mondo a parte, ma ci si accorge di questo solo quando fa comodo.
Me lo diceva l'altra sera in treno una gentile signorina di Roma, poco prudentemente fidanzata in quel di Pordenone. Mi chiedeva se la Lega c'entri col nostro modo di essere, come se il carattere di un popolo lo facesse un partito.
La Lega è un fenomeno recente, il Friuli - non come territorio, molto più antico, ma come "identità" - esiste da 1500 anni su per giù (mi piace datare la nascita del Friuli con la costituzione del ducato longobardo retto da Gisulfo).
Qualcuno lo direbbe per favore ai Romani?
Cos'ha a che fare tutto ciò con un interesse piuttosto tiepido per le imprese calcistiche nazionali?
Secondo me, la dice lunga su quell'idea di molta parte degli intellettuali locali ( e di svariati interessi localistici) che piangono il perduto senso di identità del loro popolo (senza fare abbastanza per incoraggiarlo).
Forse perché poco propensi a emergere e a farsi notare, i Friulani si mescolano senza troppi problemi "identitari" alle genti che da sempre ne hanno incrociato le strade e l'esistenza. Ho visto più razzismo tra i Veneti, se devo essere sincera (e posso usare un metro di giudizio obiettivo fornitomi dal mio essere "mezzosangue" friulana e italiana), che dalle mie parti. I Friulani con un minimo interesse per le proprie radici sanno che nessuno gliele porterà via.
Forse sono gli Italiani che hanno bisogno di dimostrare la loro appartenenza a una nazione che qui sentono poco.
Roma è lontanissima davvero.
Ci siamo italianizzati anche noi, importando la lingua, gli usi, perfino gli orari del pranzo e della cena, i mezzi di comunicazione, talvolta il modo di fare e quell'apatia a noi così poco congeniale.
Ma non credo che la convivenza con modelli diversi impedisca il mantenimento di un'identità propria, né che gli apporti esterni impoveriscano. Anzi, andrebbe sfruttato tutto il buono che ci viene da fuori, andrebbe messo a servizio del pieno riconoscimento del nostro essere particolari, da sempre e non solo da quando c'è la Lega.
Insomma, dispiace senz'altro il rientro inglorioso dei calciatori italiani perché quella squadra, lo si accetti o meno, rappresenta anche noi almeno da un punto di vista della geografia politica. Ma i confini dell'impero hanno occhi diversi e la Patria è un concetto storico che assume altri significati, nulla togliendo a quanti hanno perso la vita per realizzare il sogno dell'Unità nazionale, condiviso o meno che fosse.
Questo ricorderei a chi ipotizza squadre regionali coincidenti con le popolazioni dei relativi territori.
Ma lascerei anche che i Friulani continuino serenamente a occuparsi delle loro cose, con quello sguardo casuale e quasi perplesso che riservano al resto d'Italia chiedendosi, qualche volta, a che titolo ne facciano parte.