Scrive l'ottimo Walter Tomada sulle pagine del settimanale diocesano udinese "La Vita Cattolica", a proposito della Festa della Patria del Friuli
"Perché celebrare dopo 946 anni la Fieste de Patrie dal Friûl? Dopotutto è solo il ricordo di un’antica investitura medievale, di quelli che la modernità rifugge quasi con fastidio [...] Pochi popoli possono andare così indietro nel tempo per recuperare le radici della loro specialità. Un’identità estremamente originale: così peculiare da resistere ai diktat papali e imperiali. Con lo Scisma dei Tre Capitoli, che nel 557 trasformò i vescovi di Aquileia in Patriarchi. Per tutta una fetta del mondo mitteleuropeo, mediterraneo e danubiano, già molto prima del 1077 questi prelati erano un riferimento teologico e culturale di primo piano [ …]. Nel X secolo acquisirono anche potere politico, e nell’XI erano pronti a diventare vescovi-conti, non indipendenti ma dotati di sovranità […] Non è un caso se proprio nella Patria del Friuli si sviluppò uno dei Parlamenti più antichi d’Europa".
Cerco da sempre di capire le mie radici, divise tra un territorio così particolare, e l'altra parte di me, quella italiana, di un'Italia che mi riporta all'età dei Comuni, alla magnifica Firenze, ma anche alle terre di Romagna affacciate sull'Adriatico. Come far convivere pacificamente queste due anime?
Scrive Pascoli: io la mia patria or è dove si vive ed è esattamente così anche per me. Ma lo è in un senso più profondo, perché una parte di me è davvero generata da questa terra ricca di storia e tradizioni. Una terra di cui mio padre e i suoi antenati erano orgogliosi, una terra difficile, sospettosa, sempre un po' in guardia, gelosa della propria identità, poco accogliente con chi viene "da fuori". Dev'essere per colpa della geografia, certo, dell'esposizione alle scorrerie e alla conquista. La resistenza non è stata militare, ma culturale. Va bene, soggiogateci, ma non ci avrete mai fino in fondo, sembra essere il messaggio atavico, impresso nel dna dei Friulani. In realtà non ho mai trovato, qui, un culto degli antenati o della storia locale, che la maggior parte ignora: eppure c'è qualcosa di "genetico" impresso dentro, che ti fa sentire l'originalità, la particolarità identitaria, l'appartenenza "esclusiva" a una popolazione diversa dalle altre. Altre a cui non va tolto nulla, perché possiamo esistere non "a scapito" ma "insieme".
Per questo ogni riferimento all’autonomia non può mai essere slegato dalla ricostruzione del senso di comunità: perché senza di esso, senza l’afflato che viene dalla condivisione di un’identità che nasce da una storia, da una lingua e da valori comuni, ogni festa resta solo una data sul calendario. Il 3 aprile invece può essere un’ispirazione vera per i friulani di oggi e soprattutto per quelli di domani, che potranno essere fieri di appartenere a una terra da sempre autonomia e inclusiva, innovativa e plurale. Una delle più speciali del mosaico chiamato Europa.