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domenica 1 marzo 2009

Una storia di fantasmi

La casa dove io e i miei fratelli abbiamo vissuto da ragazzi risale ai primi anni del Novecento. Sul cancello in ferro battuto c'è una data, 1922. Per certo sappiamo che il nonno di mio padre l'aveva terminata ben prima della Grande Guerra: è stata fatta bene, secondo l'arte appresa dai carpentieri austriaci e in Austria infatti moltissimi Friulani andavano a scuola, imparavano un mestiere e intrattenevano rapporti commerciali amichevoli. Almeno fino al 1866, ma anche oltre.
La casa doveva essere grande per ospitare più famiglia, ma il gusto raffinato del mio trisnonno la adornò di una facciata in stile liberty che ne fa tuttora una delle più belle costruzioni sopravvissute al disatroso sisma del 1976 dell'intera Gemona.
In realtà oltre alla famiglia del trisnonno e a quella di sua figlia, la casa ospitò moltissime persone, dai mezzadri in affitto ai Cosacchi che l'avevano requisita, e rientrò in possesso di un unico nucleo familiare quando, dopo il terremoto, mio padre la sistemò, ne moltiplicò gli spazi interni e ci portò a vivere lì.
A quattordici anni abitavo in una casa di sedici stanze.
Abbiamo avuto una giovinezza solitaria, noi tre. Soprattutto io e mia sorella. Mio padre non gradiva gente per casa, ma neppure che noi uscissimo. Qualche concessione in più l'ha goduta mio fratello, il piccolo, che tuttavia aveva delle limitazioni ben precise negli orari di rientro. Quando i miei genitori andavano in vacanza, pur affidati alle premurose cure della nonna paterna richiamata all'occasione dalla sua dimora udinese, ci sentivamo più liberi. Lei stava nella casetta costruita subito dopo il terremoto, poco distante dalla nostra, dove ci radunavamo a pranzo e a cena, noi vivevamo nel nostro maniero inespugnabile.
Dunque un'estate non lontana dal momento in cui, quasi contemporaneamente, tutti e tre ce ne saremmo volati via dal nido, ci trovammo soli, mia madre e mio padre in Toscana dai parenti di lei.In agosto alle nostre latitudini non fa caldo. Quasi mai. La sera si chiudono bene le finestre e sul letto si tiene una coperta leggera. Mio fratello, solitamente in giro per scorribande notturne, una sera rimase con noi.
Andammo tutti a dormire verso mezzanotte, forse avevamo guardato un film.
Le nostre camere da letto, tutte vicine, si trovavano sopra la zona che in antico era servita per la bachicoltura e che mio padre aveva trasformato in sala da pranzo (sotto la mia camera), salotto (sotto la camera di mia sorella) e studio (sotto la camera del piccolo di casa).
Fui svegliata all'improvviso dalle voci piuttosto concitate di mio padre e di mio fratello che discutevano animatamente, nella stanza sotto di me.
Non mi meravigliai che i miei genitori fossero tornati senza avvertire, erano soliti fare così. Si sapeva quando partivano ma assoutamente quasi mai quando sarebbero tornati, l'unico telefono a loro disposizione si trovava in un bar accanto alla casa dei parenti di mia madre, in un paesino della Valdarno catapultato trent'anni indietro nel tempo. Mi urtai leggermente per il tono alto delle voci. Era notte fonda, sapevano che stavamo dormendo.
Mio fratello aveva vent'anni, le liti con mio padre non erano una novità, ma proprio in sala dovevano mettersi a discutere!
La mattina seguente mi alzai e andai in cucina a preparare il caffè. Mi raggiunse mia sorella.
Anche lei era stata svegliata dai due contendenti.
Anche lei si era accorta che discutevano in sala da pranzo.
Non appena mio fratello ci raggiunse per la colazione gli chiedemmo ragione del tramestio notturno.
Ci guardò perplesso. Lui era andato a dormire alla stessa nostra ora e si era alzato due minuti prima. Ci guardammo.
Salimmo fino alla camera dei nostri genitori. Bussammo, aprimmo la porta lentamente.
La stanza era, ovviamente, vuota.
I tempi cambiano, i ragazzi crescono e prendono la loro strada, i padri muoiono.
Nella casa della mia giovinezza ci vive oggi mia madre. Da sola.
Così credono tutti.
Io e i miei fratelli siamo convinti del contrario.
***
(Negli anni abbiamo cercato spiegazioni razionali al fenomeno, senza trovarle: non fu l'unico episodio, anche se fu certamente quello più impressionante. Vogliamo credere che i nostri antenati talvolta tornassero a visitare la loro casa, i loro pro-pronipoti e chissà, magari quella sera avevano opinioni diverse e contrastanti che proprio non potevano tenere per sè ...)